Manca poco al Venice VR Expanded: a che punto siamo?


Saverio Trapasso
CEO & Co-founder of Artheria
Manca poco al Venice VR Expanded: a che...

Ad oggi manca poco meno di un mese all’inaugurazione del Venice VR Expanded, sezione specificamente dedicata alla Realtà Virtuale all’interno della 77ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

In questi giorni, in ufficio è tutto un tremito: lavoriamo a ritmo concitato per implementare quel dettaglio grafico in più, testare per trovare qualche bug, migliorare la user-experience. A volte capita che ci tratteniamo anche in serata, parlando di cosa ci piacerebbe migliorare davanti ad una pizza da asporto.

La presentazione al pubblico di Vajont si avvicina, e tutti noi ci stiamo adoperando per realizzare un prodotto che possa rappresentare appieno non solo la nostra visione, ma anche il nostro entusiasmo, la nostra volontà, il nostro know-how tecnico.

È qualcosa che stiamo facendo non solo per il pubblico. È qualcosa che stiamo facendo in primis per essere all’altezza delle aspettative che abbiamo verso noi stessi!

Quando ho deciso di imbarcarmi in quest’avventura – circa un anno e mezzo fa, considerando i tempi di pre-produzione ed includendo i workshop di sviluppo di Biennale College Cinema VR – sapevo che sarebbe stata una sfida gratificante, ma impegnativa.

In qualità di CEO e co-founder di una piccola casa di produzione indipendente italiana, l’idea di produrre un’opera VR con narrativa interattiva ed aspetto fotorealistico – in sei mesi di tempo, come previsto dal contratto di finanziamento della Biennale College – era qualcosa che suonava incredibilmente stimolante: un modo per potermi mettere finalmente in gioco, ed esprimermi con un prodotto che fosse a metà tra un film ed un progetto videoludico.

Non solo: era un test. Un test importantissimo per quello che è, ad oggi, un piccolo team: nove persone a ricoprire tutti i ruoli di una importante pipeline di produzione.

Saremmo stati in grado non solo di rispettare i tempi di consegna, ma di dare pienamente vita a quello che ci eravamo prefissati?

Erano tempi vicini e paradossalmente lontani, in cui le parole “coronavirus” e “lockdown” ancora non erano entrate nel vocabolario comune e non avevano di certo l’accezione che hanno oggi. Fino a qualche mese fa, non avevo idea di quanto questa sfida sarebbe stata impegnativa.

Non avevo idea che avremmo vissuto la difficoltà del collaborare a distanza – ciascuno bloccato nella propria abitazione – in un processo produttivo interamente basato sulla capacità del team di sincronizzarsi e lavorare come un unico meccanismo.

Così come non avevo previsto i cambiamenti ci saremmo trovati ad apportare a Vajont rispetto al design originale: rinunciare alla scenografia reale, che fosse di supporto a quanto vissuto in VR; rinunciare ad un sistema di interazioni basato sui reali movimenti del corpo del partecipante, come ‘mi siedo‘ oppure ‘sto in piedi‘; infine, rinunciare al tracking delle mani integrato, in favore dei joystick – soluzione certamente più diffusa tra gli utenti di esperienze VR, che dispongono di un proprio impianto casalingo per la fruizione dei pezzi.

Tutti adattamenti che ci siamo trovati a portare avanti in corso d’opera per adattare il progetto ad uno showcase online: a causa del coronavirus e delle vigenti normative in merito all’igiene e al distanziamento sociale, questa edizione del Venice VR non si terrà in un luogo fisico, ma online.

Eppure, nonostante queste difficoltà, sento di dire che ce la stiamo facendo: e niente mi rende più fiero del mio team, che in questi mesi mi ha dato più volte prova della sua professionalità, capacità, entusiasmo e voglia di andare avanti.

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